FAQs Famiglia

I miei genitori litigano in continuazione cosa posso fare?

I litigi capitano anche nelle migliori famiglie, spesso anche per futili motivi. Non devi mai pensare di essere tu il motivo delle liti. Se la situazione ti opprime in modo particolare, prova a parlarne con i tuoi genitori e a comunicare loro come ti senti e a raccontare loro le tue paure. Se questo non ti riesce, potresti scrivere loro una lettera o una mail nella quale esponi i tuoi sentimenti e i tuoi timori. Le collaboratrici e i collaboratori di Young+Direct e il Garante per l’infanzia e l’adolescenza ti possono aiutare in questo.

I miei genitori non mi capiscono, mi brontolano in continuazione e non mi fanno fare nulla. Che cosa posso fare?

Concedi anche ai tuoi genitori il diritto di fare degli errori. I genitori non hanno nessuna possibilità di esercitarsi nel loro ruolo prima di diventare genitori. Anche tu e tutti gli altri fanno degli errori, e anche i genitori sbagliano: sono troppo severi, sono troppo occupati, sono poco presenti, sono troppo presenti, troppo lunatici, troppo … spesso i genitori non comprendono di cosa hai veramente bisogno. Forse c’è qualcuno nella tua famiglia, oppure un adulto nel tuo circondario, del quale hai fiducia. Anche le collaboratrici e i collaboratori di Young+Direct e il Consultorio Familiare saranno disposti ad ascoltarti.
Anche se alle volte non sembra, i tuoi genitori ti amano.
Non pensare che i tuoi genitori si svegliano con il pensiero:“ in quale modo oggi posso torturare i miei figli?“. Il motivo per il loro agire talvolta incomprensibile è esattamente il contrario. Ti amano e vogliono renderti felice, vogliono che tu stia bene.

Mio figlio/mia figlia ha dodici anni ed è cambiato/a. Non riesco più ad avvicinarmi a lui/lei, non mi ascolta più, non si attiene alle regole. Che cosa posso fare?

Suo figlio è in età adolescenziale, una fase spesso turbolenta chiamata pubertà. Solitamente accade tra gli 11 e i 17 anni di età e rappresenta una grande sfida per genitori e figli. I bambini cambiano sotto molti aspetti. Per i genitori spesso è quasi uno shock il voler evadere dei figli dalla vita di famiglia, che fino ad allora scorreva in armonia. Iniziano a contestare le idee dei genitori e ad orientarsi piuttosto verso i loro coetanei. Tutto ciò è normale, poiché i giovani attraversano un periodo di ricerca della propria identità e sviluppano una nuova consapevolezza di se. Cerchi di mantenere la calma e di trovare una giusta misura tra il distacco e il rispetto delle regole. Non insista per far parlare suo figlio, ma sia sempre disposta al dialogo se richiesto. Per un aiuto si può rivolgere al Servizio psicologico, all’Ambulatorio specialistico della cooperativa sociale EOS o al Consultorio Familiare.

Ho dei dubbi e sono preoccupato per mia sorella. L’ho sorpresa mentre vomitava in bagno, dopo aver mangiato un sacchetto intero di patatine davanti al televisore.

Parla apertamente della tua preoccupazione con i tuoi genitori o con una persona di fiducia. Forse hai già sentito parlare o letto qualcosa riguardo ai disturbi alimentari. I disturbi alimentari sono malattie che vanno prese seriamente e possono essere riconosciute dal comportamento alimentare. Se anche i tuoi genitori o la tua persona di fiducia condividono la tua preoccupazione può essere utile una consulenza professionale per una definizione del problema. Insieme si valuteranno poi i passi successivi da intraprendere. Per un aiuto puoi rivolgerti all’Ambulatorio specialistico della cooperativa sociale EOS o al Consultorio Familiare o al Servizio psicologico.

Sono diverso. Sono stato adottato. Non faccio parte della famiglia? Chi sono?

Il termine adozione deriva dal latino e significa accettazione. Tutti vorrebbero saperne di più riguardo alle proprie origini e alla storia della propria vita. La storia della tua vita è particolare grazie all’adozione. Dalla tua situazione nascono molti quesiti ai quali non sempre troverai una risposta. Il dialogo con i tuoi genitori può darti alcune risposte. Puoi inoltre parlare di tutto ciò che ti sta a cuore con i collaboratori e le collaboratrici dei seguenti servizi:
Young+Direct
Consultorio Familiare
Servizio psicologico
Servizi sociali
Garante per l’infanzia e l’adolescenza

Ho dodici anni e non voglio più abitare da mia madre ma voglio andare a vivere con mio padre. Come posso fare?

Cerca il dialogo con i tuoi genitori separati per capire che cosa pensano della tua idea, del tuo desiderio e delle tue motivazioni. Esistono anche delle disposizioni giuridiche in merito. Chiedi ai tuoi genitori se ne sono informati. Se il dialogo in tre non vi è possibile, possono aiutarvi a trovare una soluzione le collaboratrici e i collaboratori del Consultorio Familiare, il Garante per l’infanzia e l’adolescenza o i Servizi sociali.

Ho quattordici anni e non vorrei più andare da mio padre. Preferirei fare qualcosa con i miei amici. Mio padre ed io continuiamo a litigare. Che cosa posso fare?

In età adolescenziale cresce il desiderio di incontrarsi e dedicarsi alle attività del tempo libero con i coetanei. Può essere che questo tuo desiderio rappresenti una novità per tuo padre e lo renda insicuro. Cerca di riparlarne con tuo padre e di rivedere le vostre abitudini, trovando delle nuove regole, per esempio nuovi orari, nuovi accordi. Se non riuscite ad accordarvi cercate di coinvolgere una terza persona. Anche un aiuto professionale (Consultorio Familiare, Servizio psicologico, Distretto sociale) può esservi utile.

La mia famiglia proviene dal Marocco, i miei genitori non mi fanno uscire, ma tutte le mie amiche e le mie compagne la sera sono in giro. Che cosa posso fare?

In Italia non esiste una legge che regola in modo esplicito questa questione, in ogni caso i genitori sono responsabili per i figli fino al compimento della maggiore età. Dai quattordici anni i giovani devono rispondere delle azioni punibili dalla legge. La cosa migliore è mantenere il dialogo con i tuoi genitori, presentare loro i tuoi amici e le tue amiche, possibilmente anche i loro genitori. E importante avere fiducia e concordare delle regole ben precise, alle quali ti devi attenere scrupolosamente. Il Consultorio Familiare e il Servizio di coordinamento per l’integrazione possono esservi di aiuto nella mediazione.

Mia madre passa molto tempo nel letto, è sempre stanca e non ha più voglia di fare niente. Spesso la sento piangere.

È molto importante parlare di questa situazione con un adulto o con le collaboratrici e i collaboratori del Consultorio Familiare o del Servizio psicologico. Non devi rimanere solo con la tua preoccupazione.
Insieme potete riflettere sul da farsi. La cosa fondamentale è che la tua mamma ottenga aiuto. Forse sta attraversando un momento molto difficile e non ha nessuna fiducia in se stessa, pensa di non farcela ad affrontare la vita quotidiana.

Per che cosa si può utilizzare il denaro del mantenimento? Posso decidere anch’io del suo utilizzo?

I tuoi genitori hanno il dovere di mantenerti, di provvedere alla tua formazione, di educarti e di pensare al tuo benessere. Ciò vale anche in caso di separazione. Il genitore con il quale non vivi prevalentemente ha il dovere di pagare un contributo economico al genitore con il quale abiti prevalentemente. La cifra può essere fissata in modo consenziente dai tuoi genitori oppure decisa dal giudice. Nella decisione della cifra di mantenimento si deve tenere conto che dovranno essere soddisfatte le tue esigenze.
Il mantenimento si divide in due parti:
Mantenimento ordinario: si tratta della parte di mantenimento necessaria per le spese di prima necessità (per esempio l’affitto, l’energia elettrica, gli alimentari, l’abbigliamento).
Spese straordinarie: i tuoi genitori partecipano alle spese che riguardano necessità specifiche (p. es. l’acquisto di un computer), spese delle gite, per lo sport o per la tua formazione secondo le loro possibilità economiche e secondo i criteri stabiliti. La decisione sulla necessità e sul senso degli acquisti sta ai tuoi genitori. Anche in questo caso è utile informare i tuoi genitori dei tuoi desideri e delle tue idee; cerca, però, di essere comprensivo se non tutti i tuoi desideri possono essere esauditi. In ogni caso è importante cercare il dialogo con i tuoi genitori e spiegare anticipatamente i tuoi desideri, le tue idee, i tuoi timori e le tue preoccupazioni. Se hai la sensazione di non poterne parlare in modo approfondito con i tuoi genitori, rivolgiti a una collaboratrice o un collaboratore di Young+ Direct, del Distretto Sociale o del Consultorio Familiare.

Come mi devo comportare se i miei genitori separati hanno un nuovo partner?

La cosa più importante: prendetevi abbastanza tempo per conoscervi e per creare un rapporto. Il nuovo partner non potrà mai sostituire il tuo genitore, cosa che non sarà nel suo interesse. I tuoi genitori rimangono sempre i tuoi genitori. Anche se vuoi bene al nuovo partner, non tradisci l’amore verso tuo padre o verso tua madre. Per i tuoi genitori sarai sempre il numero uno, motivo per cui non devi essere geloso dei nuovi partner.
In caso di difficoltà cerca il dialogo con i tuoi genitori e comunica loro i tuoi desideri, le tue idee, i tuoi timori, le tue preoccupazioni. Se hai la sensazione di non poterne parlare in modo approfondito con i tuoi genitori, prova a scrivere loro una lettera o un’email oppure fatti aiutare da un adulto di tua fiducia (zia, zio, …). Inoltre puoi rivolgerti a una collaboratrice o un collaboratore di Young+ Direct, del Distretto Sociale o del Consultorio Familiare.

Devo attenermi alle regole che mi prescrive il nuovo partner del mio genitore?

Il nuovo partner del tuo genitore non ha la patria podestà su di te e la responsabilità per quanto ti riguarda è unicamente dei tuoi genitori. In sua assenza comunque un genitore può impartire dei compiti al nuovo partner. È importante che ciò accada dopo aver parlato con te e che tu ti comporti in modo rispettoso. In ogni caso è molto importante parlare con i tuoi genitori e spiegare loro anticipatamente i tuoi desideri, i tuoi timori e le tue preoccupazioni. Se hai la sensazione di non poterne parlare in modo approfondito con i tuoi genitori, prova a scrivere loro una lettera o un’email oppure fatti aiutare da un adulto di tua fiducia (zia, zio,…). Inoltre puoi rivolgerti a una collaboratrice o un collaboratore di Young+ Direct, del Distretto Sociale o del Consultorio Familiare.

I miei genitori possono proibirmi di frequentare amici più grandi di me?

Finché sei minorenne i tuoi genitori possono decidere del tuo modo di vita e anche delle tue amicizie. Infatti sono responsabili della tua educazione e della tua sicurezza. In caso di un divieto però ci dovrebbe essere un reale pericolo. Potrebbe essere il caso di un’amicizia che ti porta a consumare delle droghe, a marinare la scuola, oppure ti obbliga a commettere atti sessuali. I genitori non possono proibirti le tue amicizie solo per un’antipatia. Spesso i genitori desiderano semplicemente che tu ti incontri con i coetanei. Sono in un periodo di sviluppo simile al tuo, frequentano la stessa classe e fanno esperienze simili alle tue, tipiche dell’età adolescenziale. Con amici più grandi, soprattutto se hanno alcuni anni più di te, può essere che non abbiate gli stessi interessi o che tu non sia abbastanza maturo per loro. Probabilmente i tuoi genitori si preoccupano, quindi dovresti parlare con loro. Se hai la sensazione di non poterne parlare in modo approfondito con loro, prova a scrivere loro una lettera o un’email oppure fatti aiutare da un adulto di tua fiducia (zia, zio,…). Inoltre puoi rivolgerti a una collaboratrice o un collaboratore di Young+ Direct, del Distretto Sociale o del Consultorio Familiare.

Chi è responsabile della mia tutela e della mia educazione?

Normalmente tua madre e tuo padre sono i tuoi tutori ed hanno la piena responsabilità per la tua educazione e il tuo benessere. I Servizi sociali hanno il compito di assicurare la difesa dei bambini. Se i genitori agiscono contro il tuo interesse, non rispettano i tuoi diritti e non sono disposti oppure non sono in grado di difenderti da pericoli imminenti, le collaboratrici e i collaboratori del Servizio sociale hanno il dovere di proteggerti, se necessario anche contro la volontà dei tuoi genitori.

Ho deciso di seguire una formazione professionale, ma i miei genitori non sono d’accordo e vorrebbero che io frequentassi una scuola superiore. Che cosa posso fare?

Sicuramente per te è una situazione difficile. Vorresti perseguire un obiettivo ben preciso, ma i tuoi genitori non condividono la tua scelta e non ti sostengono. Normalmente è un tuo diritto decidere sulla tua futura professione. Se però non hai l’appoggio dei tuoi genitori, la cosa può essere difficile. Per questo ancora una volta è molto importante cercare il dialogo. Vi siete spiegati a vicenda i motivi delle vostre opinioni? Tu sai perché i tuoi genitori vorrebbero che tu frequentassi una scuola superiore? I tuoi genitori conoscono i motivi per i quali vorresti fare una formazione professionale? Perché sono scontenti di questa scelta? Che cosa non ti piace della loro proposta? Dialogando forse riuscirete a capirvi meglio e forse potrete vedere le cose da un’altra prospettiva. Si potrebbe anche cercare di trovare un compromesso, come per esempio: hai un anno di tempo per provare e conoscere vantaggi e svantaggi della scuola scelta, al termine di questo primo anno si prenderà una decisione definitiva sul tuo percorso futuro. Se hai la sensazione di non poterne parlare in modo approfondito con i tuoi genitori, prova a scrivere loro una lettera o un’email oppure fatti aiutare da un adulto di tua fiducia (zia, zio,…). Inoltre puoi rivolgerti a una collaboratrice o un collaboratore di Young+ Direct, del Distretto Sociale o del Consultorio Familiare.

Ho sedici anni e i miei genitori mi fanno uscire solo fino alle ore 23. Questo è un motivo di liti continue. Esiste un ordinamento al merito?

In Italia non esiste nessun regolamento di legge sugli orari di uscita dei minorenni. La decisione dell’orario di rientro e su dove e per quanto tempo puoi uscire sta ai genitori o a chi ne fa le veci.
Se vuoi pernottare dai tuoi amici, lo puoi fare solo con il permesso dei tuoi genitori. Il codice civile prevede che i minorenni non possono lasciare la casa genitoriale per un lungo periodo. In un caso del genere i genitori o chi ha la tutela dei bambini ha la possibilità di farli tornare, eventualmente anche con l’aiuto del tribunale minorile. Può essere utile parlarne con qualcuno. Se vuoi, puoi scrivere alle collaboratrici o ai collaboratori di Young+ Direct.

Che cosa mi spetta in caso di decesso dei miei genitori o di un genitore?

Si distingue tra l’eredità legale o quella testamentaria. Nel primo caso non esiste testamento e la legge decide chi riceve quale parte (per esempio in caso del padre di una famiglia con due figli, la moglie eredita un terzo e i due figli un terzo ciascuno). Nel caso nella presenza di un testamento il deceduto ha deciso che cosa lasciare a chi. Bisogna comunque considerare che i figli e il coniuge hanno diritto a una parte di eredità, indipendentemente dal contenuto del testamento. Ci si può avvalere di questo diritto anche ricorrendo a un tribunale. Ogni figlio ha il diritto all’eredità indipendentemente dal fatto che sia nato nel matrimonio o fuori da esso. Se un minorenne è chiamato ad accettare un’eredità è necessario munirsi di una tutela presso il tribunale che servirà ad accettare l’eredità e ad amministrarla. Per un consiglio si rivolga alle collaboratrici e ai collaboratori del Distretto sociale.

Da quando ci siamo separati nostro figlio/nostra figlia ha crescenti difficoltà a scuola. Che cosa possiamo fare per aiutarlo/aiutarla?

Spesso i bambini reagiscono con forte disagio ai problemi familiari. La separazione dei genitori scatena in genere nei figli una crisi che provoca in loro i sentimenti e le reazioni più disparati. Spesso la mente del bambino/della bambina è affollata da pensieri di ansia e preoccupazione, con il risultato che a scuola non riesce più a concentrarsi.
In simili situazioni i genitori devono rivolgersi all'insegnante di classe, senza avere timore che dettagli intimi della famiglia possano trapelare all’esterno, essendo l'insegnante tenuto/tenuta all'obbligo della riservatezza. Gli insegnanti sono in grado di inquadrare correttamente il comportamento del bambino/della bambina e di assisterlo/assisterla in modo opportuno solo se sono al corrente dei suoi principali problemi familiari.
Importante è comunque soprattutto che i genitori trasmettano al figlio/alla figlia la sensazione di essere sempre presenti e pronti ad aiutarlo/aiutarla, nonostante la separazione. In tal modo possono anche seguire attivamente il figlio/la figlia nella preparazione scolastica ed eventualmente anche organizzargli/organizzarle delle ripetizioni.
Sminuire le sue capacità e minacciare ripercussioni non è la soluzione giusta per aiutarlo/aiutarla.

Mio figlio di 12 anni ha acquistato, senza il mio consenso e a mia insaputa, una playstation con i soldi per le spese di casa. Come mi devo comportare?

Dal punto di vista giuridico i bambini tra i 7 e i 14 anni di età sono soggetti minorenni legalmente incapaci e pertanto essi hanno una limitata capacità di agire. Ciò significa che essi non possono stipulare validamente negozi giuridici senza il consenso dei genitori, fatta eccezione per i piccoli acquisti di ogni giorno (p.es. di libri o CD).
Se il minore stipula un contratto di maggiore rilevanza economica senza il consenso dei genitori, esso acquisterà efficacia solo se i genitori, entro un termine congruo, daranno il loro assenso. Altrimenti il contratto è nullo, per cui nel caso suindicato il venditore dovrà riprendere indietro la playstation e rimborsarne il prezzo di acquisto.

Siamo preoccupati perché al momento nostro figlio/nostra figlia è visibilmente abbattuto/abbattuta e apatico/apatica senza alcun motivo apparente. Che cosa possiamo fare?

Se doveste avere il sospetto che Vostro figlio/Vostra figlia soffre di depressione, è necessario prima chiedere il parere delle persone che lo/la frequentano. Dalle osservazioni di familiari, educatori o insegnanti si possono infatti raccogliere degli indizi per capire se si tratta di una depressione vera e propria.
Potete chiedere consiglio e aiuto ai vari Consultori familiari operanti sul territorio provinciale o presso gli Ambulatori specialistici per la salute psicosociale dell'età evolutiva. In queste strutture operano psicologi e psichiatri che possono fornire precise indicazioni per comprendere meglio il comportamento di Vostro figlio/Vostra figlia.
Se gli specialisti diagnosticassero una depressione, Vostro figlio/Vostra figlia dovrebbe iniziare subito un percorso psicoterapeutico. In psicoterapia si lavora innanzitutto sul miglioramento dell'autostima e della sicurezza in se stessi. Invece, nella ludoterapia si sperimentano, ad esempio, capacità espressive e comportamenti che a lungo andare consentono al bambino/alla bambina di mettere a punto strategie di adattamento per fronteggiare i momenti di crisi.
Ai bambini lo specialista prescrive trattamenti farmacologici con antidepressivi solo in casi estremamente rari e solo se vengono diagnosticate gravi depressioni (con pensieri e tentativi di suicidio).

Da quando ci siamo separati nostro figlio/nostra figlia è ribelle e ogni giorno si rifiuta di fare una serie di cose. Che cosa possiamo fare?

La fase della separazione è per bambini e adolescenti un periodo critico e di forte disagio, che li porta spesso a perdere l’equilibrio. Per loro la separazione significa dire addio ad una serie di abitudini, ridefinire e ricostruire i rapporti all'interno e all'esterno della famiglia. Questo processo dura in media un paio di anni. Gli sforzi per cercare di fronteggiare i cambiamenti intervenuti nelle dinamiche familiari possono provocare reazioni assai diverse. Tali reazioni vanno scomparendo nell’arco di alcuni mesi. Se questi comportamenti anomali dovessero durare più a lungo, potrebbe essere un segnale che i figli non si sono ancora abituati alla nuova situazione.
In alcuni casi tali reazioni anomale possono manifestarsi anche trascorso un certo tempo dall'effettiva separazione o addirittura acuirsi ulteriormente. Il genitore presso cui il minore abita stabilmente e in via prevalente ha talvolta, a torto, la sensazione di avere fallito, oppure tende ad attribuire la causa di queste reazioni al rapporto del figlio/della figlia con l’altro genitore che non vive più a casa.
Il servizio a cui ci si può rivolgere in tal caso sono i Consultori familiari, l'Ambulatorio specialistico EOS e il Servizio Psicologico.

Nostro figlio di dieci anni è sempre attaccato al cellulare. Che cosa posso fare?

In genere i bambini, sin dall'età della scuola elementare, hanno più dimestichezza con il PC e il cellulare dei loro genitori. Molti genitori si preoccupano o non sanno come comportarsi se il loro figlio passa tutto il suo tempo libero attaccato allo smartphone. La vita quotidiana di bambini e adolescenti sembra ormai impensabile senza il telefonino. Buona parte della comunicazione avviene tramite il cellulare: i ragazzi lo usano per parlare, mandare messaggini, navigare in internet. Per mezzo del cellulare essi acquisiscono una certa autonomia e libertà. Possono decidere in modo flessibile e in breve tempo di fare delle cose insieme ai genitori e agli amici, si possono organizzare, possono reperire informazioni in ogni momento, consultare orari ferroviari ecc.
È opportuno stabilire con il proprio figlio/la propria figlia un piano e delle regole ben precise per l'uso del cellulare. Queste regole si possono anche mettere per iscritto. Si tratta, ad esempio, di regole del tipo: non si può usare il cellulare durante i pasti, mentre si fanno i compiti e a lezione; la notte il cellulare deve restare spento e va consegnato sempre ai genitori; la domenica non si usa il cellulare. È importante che genitori e figli parlino con chiarezza e apertamente sull’uso del telefonino e di internet; occorre inoltre decidere e provvedere insieme a lui/lei all’installazione di applicazioni di sicurezza.
I servizi a cui rivolgersi per domande e suggerimenti sono i Consultori familiari, il Telefono genitori, l'Ambulatorio specialistico EOS, il Servizio Psicologico.

I miei genitori/suoceri si intromettono nell'educazione dei miei figli e la cosa mi disturba. Come mi devo regolare?

Alla nascita di un bambino/una bambina i ruoli all'interno di un sistema familiare vengono ridefiniti. I figli diventano genitori, i genitori diventano nonni e il clan familiare in genere si fa più unito, perché la famiglia assume un'importanza nuova. Spesso i nonni aiutano i genitori nella cura dei figli, e quindi un'ingerenza nell'educazione dei bambini è pressoché scontata.
Di solito questa ingerenza è espressione dell'affetto che lega i nonni al/alla nipote. Ma la responsabilità dell'educazione spetta chiaramente ai genitori e non ai nonni. È importante che quando insorgono le prime divergenze si cerchi subito un chiarimento tra genitori e nonni, per spiegare a questi ultimi ciò che è fondamentale per i genitori nell'educazione dei figli. Può essere d’aiuto instaurare un dialogo impostato su messaggi in prima persona.
Il rapporto con i nonni giova molto ai nipoti, per cui può tornare utile se i genitori offrono ai nonni la possibilità di scendere a compromessi in alcune decisioni. In tal modo i nonni possono trovare un modo consono per realizzare il loro desiderio di fare il bene del bambino/della bambina. Ciononostante, nell'educazione dei figli ci sono questioni in merito alle quali non si dovrebbe scendere a compromessi e su di esse genitori e nonni dovrebbero trovarsi perfettamente d'accordo (esempi: in macchina i bambini viaggiano sempre seduti sul seggiolino, non mangiare troppi dolci, non guardare troppo la TV ecc.). I servizi a cui rivolgersi per domande e suggerimenti sono i Consultori familiari e il Telefono genitori.

Il padre del mio bambino ed io ci siamo separati prima della nascita del bambino. Il bambino non ha avuto contatti con suo padre e non è stato riconosciuto da lui. Cosa posso fare per richiedere il riconoscimento paterno?

Il riconoscimento del bambino porta con sé l’acquisizione di tutti i diritti e i doveri del genitore stesso nei confronti del bambino. Mentre per i genitori coniugati il riconoscimento avviene automaticamente (è sufficiente l’iscrizione alla nascita all’anagrafe da parte di un genitore), negli altri casi è necessario un riconoscimento esplicito da parte di entrambi i genitori (si può fare in comune). Se il riconoscimento non avviene volontariamente, ognuno dei genitori oppure il figlio stesso possono richiede un accertamento di paternità presso il tribunale, ciò significa che il tribunale inizierà una procedura atta a rilevare la paternità. Non esistono termini entro i quali la procedura deve essere richiesta. Si possono presentare prove di ogni tipo, le più attendibili comunque sono il test genetico o l’analisi del sangue. Queste possono essere fatte anche indipendentemente da un tribunale. Per altre domande si rivolga alle collaboratrici e ai collaboratori del Distretto sociale.

Se i miei figli vivono con me dalla separazione, sono io ad avere il diritto di tutela?

Se al momento della nascita del bambino convive con il suo partner, avete entrambi il diritto di tutela, che siate coniugati o meno. In caso di separazione o divorzio la tutela comune rimane, ameno che non ci siano motivi gravi per togliere la tutela a un genitore. La legge numero cinquantaquattro del 2006 con questo ordinamento vuole dare più responsabilità ad entrambi genitori e vuole che si rispetti il bisogno di ogni singolo bambino. Le collaboratrici e i collaboratori del Distretto sociale le possono comunicare informazioni più dettagliate al riguardo.

Mia moglie ed io ci siamo separati da poco. Lei vorrebbe che io paghi gli alimenti per i miei figli. È un mio dovere? Che cosa succede se non li pago?

Tutti i genitori hanno l’obbligo di mantenere i loro figli riconosciuti, indipendentemente dal fatto se erano coniugati o meno. Il genitore che ha più possibilità economiche e meno tempo per occuparsi dei figli ha il dovere di pagare il mantenimento. È importante distinguere il contributo al mantenimento ordinario (quota fissa mensile) dal contributo al mantenimento straordinario, che deve essere definito in modo preciso. L’entità del contributo al mantenimento non dipende solamente dalla situazione economica dei genitori, ma anche dai bisogni del bambino. Nella norma il mantenimento deve essere pagato dalla nascita o meglio dal momento della separazione-divorzio o fine del rapporto fino all’indipendenza economica del figlio (quindi non solo fino alla maggiore età).
Nel corso della separazione o del divorzio le coppie coniugate si accordano sui pagamenti, le coppie non coniugate tramite una disposizione del giudice (tribunale provinciale o minorile) oppure possono accordarsi tramite un legale privato. Tutte le disposizioni e gli accordi sono validi fino a che le condizioni di vita rimangono invariate. Se le condizioni cambiano, si può di conseguenza anche richiedere un cambiamento delle disposizioni.
Se il genitore non rispetta l’obbligo del pagamento per intero o parziale ci sono varie possibilità:
• Incarico a terzi - pignoramento dello stipendio: il datore di lavoro toglie la somma del mantenimento dallo stipendio del debitore e lo trasferisce direttamente sul conto del destinatario.
• Pignoramento di beni mobili o immobili: se i contributi per il mantenimento non sono pagati, si possono pignorare beni mobili o beni immobili di proprietà del debitore. Verranno poi messi all’asta e il denaro così ottenuto sarà utilizzato per pagare il debito.
• Si può eseguire una denuncia presso i carabinieri o la polizia per omissione totale o parziale del pagamento del mantenimento.
• Ci si può rivolgere all’ente per l’anticipazione dell’assegno di mantenimento: il presupposto per la richiesta è un titolo esecutivo nel quale è stato fissato il mantenimento, e la prova del tentativo di esecuzione in forma di un sollecito di pagamento. Si deve tenere conto di un limite del reddito. Le informazioni al riguardo si trovano presso il comprensorio sociale della comunità territoriale.
• Inizio di una mediazione di una persona esterna che possa aiutare le parti a trovare una soluzione accettabile per tutti. In molti consultori si offrono possibilità di mediazione.
Per altre informazioni si può rivolgere alle collaboratrici e ai collaboratori del Distretto sociale.

Mio marito ed io ci siamo divisi, uno di noi due uscirà dal nostro appartamento in comune. Quali diritti hanno i bambini?

Per rendere meno pesante la separazione dei genitori coniugati o non coniugati ma conviventi ai bambini, il diritto di rimanere nell’appartamento, nel quale la famiglia ha vissuto sino a quel momento, spetta al genitore che si è occupato maggiormente dei figli e con il quale i figli passano la maggior parte del tempo. Se l’appartamento è proprietà di un genitore o di entrambi i genitori, il diritto di abitazione può essere registrato al libro fondiario. Nel caso di un appartamento in affitto, il contratto di affitto sarà intestato all’altro genitore. Secondo il diritto della famiglia il genitore che si occupa maggiormente dell’educazione e delle faccende riguardanti ai figli ha il diritto di abitare nell’appartamento che era comune fino a che i figli saranno maggiorenni e avranno raggiunto l’indipendenza economica. In questo caso il genitore separato può richiedere il contributo per l’abitazione.
Se invece la madre o il padre esce dall’appartamento in comune insieme ai figli, può richiedere un contributo al Centro Servizi all’Inquilinato di Bolzano, Bressanone e Merano oppure può fare domanda per una casa sociale.
Per altre informazioni si può rivolgere alle collaboratrici e ai collaboratori del Distretto sociale.

Come si deve procedere se si vuole fare domanda per un’anticipazione dell’assegno di mantenimento?

Dal 2004 esiste l’Ente per l’anticipazione dell’assegno di mantenimento, per la tutela dei bambini minorenni. Hanno diritto a quest’anticipazione le persone che si occupano di un bambino minorenne per il quale il genitore che non ha il diritto di tutela non paga il mantenimento. Inoltre bisogna avere un sollecito di pagamento recapitato tramite un legale. Un altro presupposto di base per richiedere l’anticipazione dell’assegno di mantenimento è il soggiorno continuo e la residenza del richiedente e dei bambini minorenni da almeno cinque anni. La domanda per l’anticipazione dell’assegno di mantenimento non è retroattiva ma vale entro il venti di ogni mese. L’anticipazione dell’assegno di mantenimento si può ottenere fino al diciottesimo anno di età del figlio.
I genitori possono richiedere l’assistenza legale gratuita (contributo spese processali). Per avere diritto a questa assistenza non si deve superare un certo reddito. Per altre informazioni si può rivolgere alle collaboratrici e ai collaboratori del Distretto sociale.

Sono una madre sola. Il bene dei miei figli mi sta molto a cuore. Vorrei educarli per fare di loro dei bambini autonomi, soddisfatti e forti, non so però come riuscire nel mio intento.

I bambini di famiglie con un solo genitore, per motivi economici ed emotivi sono, come dicono le statistiche, maggiormente in pericolo rispetto ai bambini provenienti da famiglie con entrambi i genitori. Si può dire che se i genitori sono forti anche i figli lo saranno. Ci si dovrebbe sempre chiedere: Come sto? Come posso fare del bene a me e a mio figlio? Poiché se il padre e la madre stanno bene ciò si riversa sul figlio. Nel pensiero degli europei occidentali spesso i figli purtroppo sono considerati più un peso che un arricchimento. Questo problema è ancora più forte nei genitori ”single”, concentrandosi l’impegno educativo su una sola persona. È molto importante per l’autostima di genitori e figli cercare di godersi insieme la vita e non pensare sempre ai problemi. È importante non consumare le proprie energie in cose ormai vecchie e passate ma di costruire una nuova vita, guardare avanti e sentirsi forti. Per ottenere ciò è necessario non esigere la giustizia assoluta e guardare al futuro con positivismo. Su quest’argomento ci sono molti corsi che possono anche essere seguiti a scopo preventivo. Dovessero esserci difficoltà in campo emotivo, le collaboratrici e i collaboratori del Servizio psicologico potranno darvi il loro appoggio.

Dove abiterò dopo la separazione dei miei genitori?

Fino alla tua maggiore età saranno i tuoi genitori a decidere sul posto dove abiterai. Questo vale anche nel caso di una separazione-divorzio. In caso di separazione/divorzio consenziente, i genitori si accorderanno su dove abiterai. In ogni modo dovrebbero tenere conto dei tuoi interessi e dei tuoi bisogni. Devi avere la possibilità di continuare a frequentare i luoghi (p. es. scuola, associazioni sportive) e le persone (p. es. amici, parenti) che fino alla separazione/divorzio dei tuoi genitori facevano parte della tua vita quotidiana. Spesso i genitori decidono che tu resti con il genitore che si occupa di te nella casa o nell’appartamento dei genitori. Si possono scegliere anche altri modi: se le condizioni abitative lo permettono e tu puoi continuare a coltivare i tuoi interessi, i tuoi genitori possono decidere che puoi abitare alternando una settimana da tuo padre e una settimana da tua madre. Se i tuoi genitori non riescono a raggiungere un accordo riguardante la tua abitazione, sarà il giudice a decidere dove e con quale genitore abiterai prevalentemente. In ogni caso è molto importante parlare con i tuoi genitori e spiegare loro anticipatamente i tuoi desideri, i tuoi timori e le tue preoccupazioni. Se hai la sensazione di non poterne parlare in modo approfondito con i tuoi genitori, prova a scrivere loro una lettera o un’email oppure fatti aiutare da un adulto di tua fiducia (zia, zio,…). Inoltre puoi rivolgerti a una collaboratrice o a un collaboratore di Young+Direct, del Distretto sociale o del Consultorio Familiare.

Rimanere genitori nonostante la divisione?

Per il bambino è auspicabile un contatto regolare e sicuro con il genitore che non vive in casa. Spesso in questa maniera il rapporto può anche migliorare dopo la divisione. Se il genitore che vive fuori di casa non mantiene fede a questo impegno o tra i genitori ci sono incomprensioni personali gravi, si pongono molte domande: che cosa è meno peggio per mio figlio - un contatto irregolare e inaffidabile oppure nessun contatto? Per il figlio in ogni caso è importante mantenere il contatto perché sappia da dove viene e chi fa parte della sua famiglia. Meno complicato e più naturale è il modo di reagire in questa situazione, meglio riescono a conviverci anche i bambini. Anche ai bambini più piccoli è un aiuto avere dei chiarimenti riguardo alla loro situazione. Il bambino si sente legato ad entrambi i genitori allo stesso modo, e non dovrebbe entrare all’interno del conflitto. Questo deve essere rispettato dai genitori. Bisognerebbe fare anche molta attenzione a come si parla dell’ex-partner ed evitare di parlarne con disprezzo. Spesso è utile parlarne con altre persone. Anche il Consultorio Familiare offre consigli e aiuto in casi di separazione.

Per il fine di settimana i figli di mio marito vengono da noi. La sua ex-moglie si rifiuta di darci l’abbigliamento e il mangiare per i bambini. È giusto?

La mamma deve favorire il rapporto dei bambini con il padre. Comunque anche ciò ha dei limiti. È doveroso dare ai bambini le cose di primaria necessità. Che cosa s’intende è soggettivo. Non si può pretendere che la mamma dia loro più di quello di cui hanno bisogno durante il trasferimento. Questo problema riguarda il tema difficile del mantenimento, forse il rapporto tra gli ex-coniugi è teso. In questo caso può essere utile un colloquio di consulenza con le collaboratrici e i collaboratori del Distretto sociale.

Abito da sola con le mie figlie e spesso devo allontanarmi per motivi di lavoro per alcuni giorni. Le mie figlie hanno venti e tredici anni. Le posso lasciare a casa da sole?

Naturalmente la figlia maggiorenne può rimanere casa da sola. Per quanto riguarda la figlia più piccola bisogna vedere se durante la sua assenza c’è qualcuno che si occupa di lei. Ha il dovere di lasciarla insieme a una persona maggiorenne in grado di occuparsi di lei. Naturalmente questa persona può essere la sua figlia maggiorenne. Prima di assentarsi dovrebbe però munirla di tutte le deleghe necessarie per agire e decidere in casi di necessità grave. Per altre informazioni si rivolga alle collaboratrici e ai collaboratori del Distretto sociale.

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